Il Metodo Caritas

Ascolto

L’ascolto è la prima delle tre azioni che compongono il Metodo Caritas: un primo passaggio verso l’Altro lo si realizza con l’ascolto della sua storia, della sua parola e della sua richiesta. L’ascolto richiede tempo, pazienza, attenzione ai dettagli, alle cose non dette, accennate o urlate a gran voce. Grazie all’ascolto, il volontario o l’operatore Caritas entrano per la prima volta in relazione con l’Altro e ne delineano i tratti principali e i bisogni.

“Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece si affaccendava per servirlo. Allora si avvicinò e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola cosa c’è bisogno. Maria ha scelto la parte buona, quella che non le sarà tolta.”   LC 10, 38-42

Quando il servizio si slega dall’ascolto dell’Altro, in quel momento poniamo al centro noi stessi e non più l’Altro e il servizio diventa un esercizio fine a se stesso. Servire e ascoltare non sono 2 azioni contrapposte, semmai inseparabili.

Osservazione

E’ necessario che il colloquio non si riduca all’ascolto poiché è con uno sguardo attento che si entra in profonda comunione con l’Altro, ma è altrettanto importante che questa azione segua all’ascolto. L’osservazione infatti può cadere vittima dell’ambiguità, del giudizio, dell’invidia, della curiosità fine a se stessa e, se non supportata dalla Parola, rischia di portare a conclusioni sbagliate. Uno sguardo attento invece riesce a scovare quelle pieghe dell’animo umano che la Parola copre, mistifica, confonde. Uno sguardo attento coglie le sfumature, piccoli movimenti, micro espressioni e dettagli che spesso fanno la differenza all’interno di un colloquio, tutto quello che è chiamato “linguaggio non verbale”.

“L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo del roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè penso: “Voglio avvicinarmi ad osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia? Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal mezzo del roveto: “Mosè, Mosè!” Rispose: “Eccomi!. Riprese: “Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!” E disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.”   ES, 3, 2-7

La rivelazione spesso è nascosta. Per vederla chiaramente occorre avere tempo, interesse e ricerca di un nuovo punto di vista. Se non cambiamo punto di osservazione, se non abbiamo il coraggio di lasciare la via maestra e rinunciare a ciò che già conosciamo, il nostro sguardo tende ad appiattire ciò che guardiamo: solo con il cuore siamo in grado di osservare veramente.

Discernimento

E’ la fase più concreta e attiva, il momento della chiarezza, della capacità di scelta, della sintesi di tutti gli stimoli uditivi e visivi ricevuti. E’ la pianificazione dell’azione da realizzare, è la programmazione del come e del quando intervenire a favore di una persona. E’ la fase della restituzione e per essere tale, non si esaurisce in un atto di mera concretezza, ma rappresenta un importante momento pedagogico capace di tracciare la mappa di una comunità cristiana e i percorsi su cui incamminarci e su cui invitare a camminare.

“Mentre Pietro si domandava perplesso tra sé e sé che cosa fosse la visione che aveva visto, ecco gli uomini inviati da Cornelio: dopo aver domandato della casa di Simone, si presentarono all’ingresso, chiamarono e chiedevano se Simone, detto Pietro, fosse ospite là dentro.  Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: “Ecco, tre uomini ti cercano; alzati, scendi e va’ con loro senza esitare, perché sono io che li ho mandati.” Pietro scese incontro a quegli uomini e disse: “Eccomi, sono io quello che cercate. Quel è il motivo per cui siete qui?”. Risposero: “Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutta la nazione dei Giudei, ha ricevuto da un angelo santo l’ordine di farti venire in casa sua per ascoltare ciò che hai da dirgli”.  Pietro allora li fece entrare e li ospitò. Il giorno seguente, alzatosi partì con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono.”   At 10, 17-23

Discernere significa convivere a lungo con domande e dubbi a cui non possiamo dare una risposta immediata. Spesso la risposta a questa domande possiamo darcela da soli, ma solo rimanendo con il cuore aperto potremo capire la risposta che ci verrà data proprio dal nostro fratello. Come nell’ascolto e nell’osservazione, anche nel discernimento è condizione necessaria  decentrarsi, farsi da parte e porre al centro della propria ricerca l’Altro.